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Sono solo due mesi che scrivo qua sopra,
ma se chiudo gli occhi e penso,
vi vedo tutti.
“Mi dai due peperoni, tre arance, quattro mele?”
“Ce l’hai quella zucca? Quella buona per i tortelli?”
Mi sembra di essere al mercato.
Qualcuno me la offre.
Qualcuno mi offre del prosciutto.
Qualcuno accende la musica e balla.
Qualcuno, appartato, chiacchiera amorevolmente.
Qualcuno bisticcia.
Qualcuno mi invita a ballare,
qualcuno intona l’inno,
qualcuno mi lascia la gioia di svegliarmi al mattino,
qualcuno un racconto che mi resta addosso.
Qualcuno mi lascia addosso il suo dolore,
qualcuno dice cose in cui mi riconosco.
E a volte sono solo io.
Entro per buttare fuori qualcosa
quando la giornata parte no.
E in tutto questo trambusto,
una farfalla si posa sul tavolo.
Ha le ali rosse.
Sta lì.
Sorride.
Io cerco dell’insalata belga.
E la trovo solo da uno.
Quello più costoso, per intenderci.
Quello che, se la vuoi davvero,
non puoi chiedere: “Ce l’hai?”
Devi parlare in belga.
O almeno provarci.
Se non ti risponde, passi al francese.
E se ancora non basta… annuisci. Sempre.
Anche se non hai capito niente.
E fai pure finta di aver capito.
E così giro tra i banchi.
Guardo tutto.
Annuso.
Ho pochi soldi in mano
e voglio portare a casa più cose possibile.
Mi fermo.
Osservo.
Qualcuno mi offre anche la lettura della mano.
E io ero venuta per l’insalata.
Qualcuno urla.
Alcuni non capisco cosa dicono.
Qualcuno ti mette nel sacchetto roba che non avevi chiesto.
La tieni.
Perché ormai è lì dentro.
Quando torno a casa con le borse piene
finalmente apro.
E trovo di tutto:
amici poeti,
scrittori meravigliosi,
biglietti d’amore,
frasi autentiche…
e poco da cucinare.
Poi guardo meglio.
E in mezzo a tutto questo casino,
qualcosa che cercavo davvero
c’è.
E non è poco.